L’Italia merita di più

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L’ITALIA MERITA DI PIU’

      Cara/o amica/o di Candìde,

da studioso di diritto dell’informazione dell’informatica e da osservatore attento del fenomeno Internet, alla sua continua evoluzione, e dei nuovi media, ho maturato la convinzione che l’economia globale del neoliberismo – per quanto falsata, truffaldina, gonfiata, etc.  – sia ormai una realtà consolidata con la quale dobbiamo avere a che fare, ci piaccia o no. Le prossime elezioni europee non cambieranno niente nel campo economico. Condivido ciò che disse lo scrittore Céline: se votare servisse a decidere qualcosa, non ci farebbero votare.

La tanto decantata democrazia serve solo a camuffare la realtà: nel regno del capitalismo (leggasi ora “capitalesimo”, il nuovo feudalesimo dell’economia mondiale) chi non possiede denaro non è investito di alcun potere, la politica soggiace al diktat dell’economia; i mezzi di informazione sono proprietà delle banche; chi si ribella alla tirannide del ‘politicamente corretto’ viene censurato, irriso, emarginato, demonizzato: ne so qualcosa io che, con il mio Centro Culturale Candide, dopo anni di coraggiose battaglie in favore della società civile (salute pubblica e libero pensiero critico) non ha ricevuto nessuno appoggio e nessun riconoscimento dalle istituzioni e dalla stampa di regime, asservite al pensiero unico cattolico e alla politica corrotta.

Ti dico questo perché i cambiamenti epocali che stiamo vivendo grazie alle nuove tecnologie, in continua evoluzione, mutano lo scenario e il paradigma del lavoro, sul quale è fondata la nostra Costituzione. Il lavoro non deve essere l’attività snervante e di sacrificio, deleterio per la salute fisica e mentale, a cui siamo abituati e ormai assuefatti; mai è stato così inteso dai padri costituenti. Ma soprattutto adesso, con lo sviluppo della telematica e dell’informatica in ambito pubblico e privato, il lavoro può essere svolto sfruttando anche la globalizzazione dei mercati. Molti guadagni si possono realizzare grazie a Internet e alla connettività, che diventerà in futuro un vero diritto di accesso alla Rete, come quello all’informazione, in ogni Stato civile anche non industrializzato.

Di recente ho spiegato il funzionamento del network marketing e puoi trovare in Rete, sulla rivista LLpT, alcuni miei articoli sull’e-commerce che spiegano come aprire un negozio on-line direttamente dal PC. Ho poi scritto articoli sul funzionamento del MLM su prodotti e servizi validi, spiegando come con un minimo di organizzazione e uso intelligente di Internet si possono creare semplici rendite online con benéfici effetti per tutti. Ma l’informazione ufficiale dei potenti media distrae il cittadino con notizie irrilevanti o artificiose, in modo da tenerlo sotto controllo e rassegnato ai “grandi” cambiamenti in atto, come l’Expo, la città metropolitana, le nuove linee metropolitane… ma noi sappiamo che una sana amministrazione della città non è fatta solo di città metropolitana, né della monumentale e affaristica Expo, né dei grattacieli della Regione, né delle inutili e dispendiose nuove linee metropolitane: la sostenibilità urbana, i nuovi parchi agroalimentari, la qualità della vita, la fine della malapianta burocratica, l’aria salubre devono venire prima di ogni altra cosa.

Questa è la sfida da cogliere, che l’attuale classe dirigente, affogata a destra e a sinistra in vecchie logiche di appartenenza, non è in grado invece di cogliere. L’Italia merita di più. Cogliamola noi cittadini questa sfida, sostieni Candìde!

avv. Giovanni Bonomo, C. CCandide

Documento informativo per i sostenitori di Candìde (2014)

I veri amici possono essere CHI-AMATI, sempre. Sostieni Candìde! 

http://www.candide.it/wp-content/uploads/2016/01/Tesseramento-2016-al-C.C.C..pdf

Snoopy chi ama te...

Incontro pubblico sul cofanetto-trilogia di Lorenza Franco (8.11.2016)

Invito L.F. cofanetto-trilogia al Circolo Culturale Giordano Bruno (8.11.2016)

Il male del mondo”, “Fughe d’amore”, “La tela di Penelope” ci faranno ancora respirare, a distanza di un anno dalla prima presentazione presso Chi Ama Milano di via Laghetto, boccate di pura poesia, intensa e ricca di impegno civile e laico pensiero per l’inconfondibile e unico stile di questa poetessa fuoriclasse.

Cofanetto Franco

Ritorna a Milano, presso la Società Svizzera, il “Mistero al lago di Staz”. Ma non è più solo un romanzo.

Ritorna a Milano, presso la Società Svizzera, il “Mistero al lago di Staz” come Lake Staz Mistery. E non sarà solo la nuova edizione del romanzo.

Viaggio-in-Engadina-mistero-al-Lago-di-Staz 03.10.2016

Anche GIUSEPPE PONTIGGIA restò ammirato.

Anche Giuseppe Pontiggia restò ammirato.

Tra i critici letterari e scrittori che restarono e restano ammirati della poesia di Lorenza Franco é anche l’esimio Giuseppe Pontiggia, in una lettera manoscritta del 12. 2.2001 indirizzata all’Autrice e da me quest’anno ripescata facendo ordine nella casa di Ponte in Valtellina, dove mia mamma trascorse qualche estate, muovendosi tra Madonna di Campiglio e, appunto, la sua Valtellina, terra densa di ricordi della sua più infelice infanzia.

La rivista ODISSEA ha prontamente pubblicato questa lettera che potete leggere insieme ad una poesia inedita dell’Autrice: http://www.libertariam.blogspot.it/p/il-rosso-e-il-nero.html?m=1

Pontiggia si riferisce ai primi tre libri di mia madre, della quale apprezzò già lo stile colto ma moderno, e il contenuto mai autocelebrativo nè intimistico ma di forte impegno civile. L’abissale differenza con gran parte della poesia moderna e contemporanea fatta di nomi sopravvalutati e che vengono candidati pure al premio Nobel – non dobbiamo stupirci più di tanto, siamo in Italia – viene sottolineata da Ezio Raimondi, Giulio Guidorizzi, Eva Cantarella, Michael LeoneFranco Cajani, Cataldo RussoGiovanni Bianchi, Leonardo FilasetaSergio Rapetti, Alessandra Paganardi, Angelo Gaccione, Antonio Riccardi, Franco Monteforte, e altri nomi importanti della critica e saggistica.

Intanto mia mamma, mentre altre voci erano candidate al Nobel, veniva tradotta anche in ungherese (nemo propheta in patria?) e sempre apprezzata per i forti temi civili, libertari e anticlericali dei suoi versi, al di là della sua opera di apprezzatissima traduttrice infedele dei classici e lirici greci, e poi di Kavafis, Shakespeare e Spencer.

Molti altri scrittori e critici viventi, oltre a quelli già menzionati, la elogiano leggendo ora con infinita commozione – anche per l’appena trascorsa vicenda ospedaliera che ci ha tenuti tutti con il fiato in sospeso durante l’edizione del libro –  la raccolta “Cofanetto FRANCO“, trilogia edita dalle Edizioni Nuove Scritture 2015, da me ripresentata – dopo la presentazione di novembre dello scorso anno presso ChiAmaMilano (resoconto in http://www.candide.it/cofanetto-franco-resoconto-della-presentazione-5-11-2015) – quest’anno nel salotto di Candìde in occasione del suo compleanno (resoconto in http://www.candide.it/cofanettofranco-presentazione).

La poesia di mia madre, di forte e coraggioso impegno libertario, resta una voce fuori dal coro di gran parte della poesia contemporanea, fatta di cantilene intimistiche e autoreferenziali dei loro autori, i quali però sanno furbescamente promuoversi iscrivendosi a vari concorsi.

Lorenza Franco viene però apprezzata – da chi conta – anche per il suo stile di vita schivo e umile.

Milano, 28 aprile 2016                                                   avv. Giovanni FF Bonomo

Cofanetto Franco

Lettera autografa dello scrittore Giuseppe Pontiggia, indirizzata alla poetessa
     Lorenza Franco. (Archivio “Odissea”)
Lettera di G. Pontiggia a L.F. di apprezzamento (12. 2.2001)-page-001

I tre libri di Lorenza Franco menzionati da Pontiggia nella lettera.L.F. libri richiamati da Pontiggia

VIAGGIO CRITICO NEL MISTERO. Tra cattedrali gotiche, templari e massoneria, di Christian Monti

Introduzione a VIAGGIO CRITICO NEL MISTERO. Tra cattedrali gotiche, templari e massoneria, di Christian Monti, Gilgamesh Ed. (13. 4.2016) 

Che dire del libro di Christian Monti? Nell’era dell’inganno universale dire la verità è già un atto rivoluzionario, disse George Orwell. Poche volte succede di avere la possibilità di VERIFICARE, attraverso un’analisi intelligente, in un libro di gradevole e scorrevole esposizione, quante idiozie siano sparse per il mondo, soprattutto se intese a controllare e manipolare le coscienze da parte di chi detiene il potere. Scrive Voltaire, al quale questo salotto è intitolato, che “coloro che ci inducono a credere in cose assurde possono indurci anche a commettere atrocità”.

Questo avviene nel campo della politica, dell’economia – ricorderete la mia presentazione del libro del giornalista Paolo Gila sul neoliberismo, dal titolo “Capitalesimo, il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale” -, ma avviene anche nel campo della stessa storia, ahimé, come ci viene insegnata ufficialmente nelle scuole, quando invece la storia dell’uomo, ad iniziare dalla genesi dell’homo sapiens, andrebbe tutta riscritta.

Per questo mi piace collocare il libro di Christian Monti nel filone di quei libri che demistificano i miti, le leggende, le favole, di cui si avvalgono le tre religioni monoteistiche per diffondere distruzione e odio, a contrario di ciò che vogliono far credere. Filone conduttore, dicevo, che ha avuto protagonisti autori illustri come Giancarlo Tranfo, Mauro Biglino, Stefania Tosi, che ritroviamo qua con noi, benvenuta!, con il suo recente libro Yahweh dio della guerra proprio qui presentato, e nel campo della politica, Giorgio Galli e Daniele Comero.

Già il titolo del libro che oggi viene presentato denota l’ardua impresa in cui si avventura l’Autore, che vuole fare luce sui principali miti che ancora avvolgono la massoneria. E ciò senza alcun pregiudizio, ma anzi con la speranza, risultata vana alla fine del viaggio, di trovare le fonti delle belle storie che ci vengono raccontate sulle cattedrali gotiche d’Oltralpe, sui Cavalieri Templari, e sui Liberi Muratori medievali.

Non è stato facile per l’Autore districarsi dagli “ingannevoli meandri dell’esoterismo“, come si intitola il primo capitolo, e togliersi dai labirinti segnati da ricostruzioni pseudostoriche e interpretazioni esoteriche che continuano a riscuotere successo per il bisogno innato in tutti noi di credere in miti e leggende.

Ne esce destrutturato e demistificato, in primo luogo, il trinomio e principale mito fondativo della Massoneria, che dà il sottotitolo al libro: i cavalieri Templari e le cattedrali gotiche non c’entrano nulla, non vi è alcun legame che li accomuni con i Liberi muratori medievali e tantomeno con la Massoneria attuale, a parte uno stesso contesto storico e geografico della Francia medioevale.

Christian Monti ci riporta poi subito alla realtà storica spiegandoci che anche i Liberi muratori c’entrano poco o nulla con la Massoneria, la cui ritualità, simbologie esoteriche e valori erano del tutto sconosciute alle Logge medievali.

La fondatezza e la correttezza del metodo di indagine di questo viaggio che facciamo con Christian Monti, viene condivisa nella prefazione anche dallo stesso Grande Oratore della Massoneria italiana che si riconosce nell’Obbedienza di Palazzo Giustiniani, ovvero del Grande Oriente d’Italia: Claudio Bonvecchio.

Importante segnale, questo, che anche dei componenti della stessa Massoneria sentano ora il bisogno di andare oltre il velo dei miti, offrendo un’alternativa di pensiero – attraverso un’indagine fondata sulla ragione – agli impianti teorici, dottrinari e dogmatici costruiti nei secoli dalle religioni dette appunto rivelate.

Condivido con il prefatore che “questo saggio vada letto, studiato e meditato“, e mi congratulo con l’amico ritrovato per questa coraggiosa indagine che nessuno prima ha osato fare.

Un’ultima notazione, per concludere. L’opera affascina anche per l’esame e la ricostruzione, corredata da belle foto a colori che accompagnano molte pagine del libro, delle cattedrali gotiche, ad iniziare da quelle sorte in Francia in un periodo di tempo molto breve (da qui le leggende sul mistero della loro architettura basata sulla geometria sacra), intorno al XII secolo, che comportarono una rottura con il passato non solo dal punto di vista architettonico ma anche culturale e spirituale. Mentre la cattedrale romanica è massiccia, buia, sviluppata in senso orizzontale, sottolinea l’Autore, la cattedrale gotica si sviluppa verticalmente ed è piena di luce.

Non a caso le cattedrali gotiche sono state anche definite, per la ricchezza delle opere d’arte, degli intagli e dei disegni spesso didascalici che in esse si trovano, come “libri di pietra”, perché svolgevano l’importante funzione divulgativa e educativa, in un linguaggio simbolico allora accessibile a tutti, per diffondere la conoscenza. Proprio come fa ora Christian Monti con il suo libro.

Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide

Viaggio-critico-nel-mistero-Christian-Monti

MILLE BACI, di Patrizia Cirulli. Introduzione (22. 3.2016)

I MILLE BACI dei poeti, incontro di Patrizia Cirulli. Introduzione (22. 3.2016)

Nella dialettica degli opposti, che più volte ho esaltato a proposito di Autori presentati nel mio salotto, ben si colloca anche Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dalla voce “insolita e straordinaria” come la definì un giorno Lucio Dalla, la quale si muove con modalità espressive, nel campo della musica leggera e d’autore, tra i due opposti, appunto, della profondità e della leggerezza.

Finalista al Premio Tenco 2013 nella sezione “interpreti” con il disco “Qualcosa che vale”, rilettura in chiave acustica dell’album “E già” di Lucio Battisti, Patrizia Cirulli aveva già vinto per due volte, nel 2010 e nel 2013, il Premio Lunezia, nella categoria “Musicare i Poeti”.

Ma i meritati premi di Patrizia quasi non si contano, dopo avere partecipato ai principali festival di musica d’autore italiani e internazionali (Premio Bindi, Bianca D’Aponte, Botteghe D’Autore, Premio Donida, Muenchen Festival, Premio Poggio Bustone, etc.) distinguendosi sempre per il miglior testo e la miglior composizione musicale.

“Mille Baci” è il titolo del suo nuovo album uscito il 22 gennaio di quest’anno dove la cantautrice è interprete, compositrice e produttrice. Grandi nomi della poesia italiana ed internazionale firmano i testi delle canzoni di questo lavoro unico nel suo genere.

Infatti, di fronte alla bellezza di certe parole di Garcia Lorca, di Salvatore Quasimodo, di Gabriele D’Annunzio, di Oscar Wilde, di Charles Baudlaire, di Frida Kahlo, di Fernando Pessoa, di Eduardo De Filippo, di Umberto Saba e di altri poeti, Patrizia Cirulli si chiese un giorno se le parole avessero una musica.

La risposta è proprio in questa nuova opera, che ci comunica qualcosa di magico, qualcosa di veramente emozionante.

A me, che sono studioso di musica jazz e, da ultimo, anche di canto, riascoltare, invece che rileggere, alcune poesie di famosi poeti in musica, come se fossero loro stessi a parlarci cantando e ad aver scelto quelle melodie, l’emozione è stata forte. Un’operazione tanto difficile quanto delicata può riuscire solo a chi sia medium con lo spirito del poeta di volta in volta letto anzi… cantato. Patrizia c’è riuscita benissimo e per questo mi sento di dover dare il degno rilievo a quest’opera.

Con sorpresa reincontro poi, nel libretto accompagnatorio del CD, Alessandro Quasimodo, critico letterario e a sua volta poeta in continuità con il celebre padre. Egli accompagnò mia mamma in Ungheria, al premio letterario che porta il suo nome, nell’anno 2000. Fu in esito a questo viaggio che Lorenza Franco – la cui opera recente, cofanetto trilogia, ho presentato il giorno del suo compleanno 24 febbraio, venne tradotta in ungherese con il libro dal titolo Indefinito (che non so però leggervi nel titolo originale).

Di Alessandro Quasimodo trovate, in seconda di copertina del libretto allegato, i lusinghieri apprezzamenti per l’Autrice: egli vede nell’opera della Cirulli un riuscitissimo matrimonio tra Erato, musa della poesia, e Melpomene, protettrice della musica e del canto.

Il primo singolo estratto dall’album si chiama “Deseo”, con testo di Garcia Lorca, ed è cantato insieme a Sergio Muñiz, attore e cantante spagnolo, ma vari altri nomi di importanti musicisti ospiti duettano con Patrizia nell’album.

Non vi dico di più, per non rovinarvi la sorpresa. E magari il resto ce lo dirà la stessa Autrice introducendo le proprie canzoni che questa sera ci omaggerà con lo strumento originario, la chitarra, con cui sono nate.

Una solo cosa, volevo dirvi, per concludere, che forse è la cosa più importante: i poeti… ci insegnano che la bellezza e l’amore sono eterni, trascendono il tempo e qualunque modalità effimera, come ci dice l’Autrice nel libretto allegato.

Patrizia Cirulli ha scoperto che le parole dei poeti, non solo quelle di Catullo dedicate a Lesbia, sono come dei baci, parole che si fanno dono, carezze infinite, mille baci.

avv. Giovanni Bonomo – Candìde C.C.

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Compleanno di Lorenza Franco e presentazione del cofanetto-trilogia (24. 2.2016)

Aside

Compleanno di Lorenza Franco e presentazione del cofanetto-trilogia. Resoconto della festa (24. 2.2016)

Cari amici, la serata ha avuto un’acclamata esibizione di tutti i poeti accorsi ad omaggiare mia mamma Lorenza Franco con le loro poesie: Antonella Doria, Maria Dilucia, Luciano Loi, Angelo Gaccione, Renato Seregni, Francesco Piscitello, Alfredo Ferri, questi ultimi due particolarmente apprezzati per la poesia dilettale. Vi sono state anche esibizioni a sorpresa di alcuni invitati improvvisatisi poeti. Devo ringraziare gli amici di Odissea e di Candìde per le bottiglie e i fiori. Un particolare ringraziamento va a Raffaele Nobile, che con il suo violino ci ha regalato divertenti intervalli musicali spaziando dalla musica popolare a quella colta. Insomma, il Cofanetto FRANCO, dal quale sono state tratte alcune poesie recitate dalla stessa Autrice, non poteva avere una migliore ripresentazione dopo quella ufficiale di novembre dello scorso anno presso ChiAmaMilano di via Laghetto, alla quale Lorenza Franco non potè partecipare  a causa del travagliato iter ospedaliero da me riassunto nell’introduzione (della quale trovate la trascrizione in calce alla presente).

Ringrazio ancora gli intervenuti poeti che, su mio invito, mi hanno spedito i testi delle poesie: non voglio ora fare torto a nessuno con improbabili graduatorie e non li riporto qui in un altrimenti troppo lungo resoconto, nemmeno quelle della festeggiata Autrice, il cui libro trilogia è facilmente reperibile nelle librerie oppure facendoselo spedire direttamente dall’editore Edizioni Nuove Scritture scrivendo a: latoestremo@gmail.com.

Ma un ultimo ringraziamento mia madre ve lo manda in poesia, perché tra i tanti auguri ricevuti anche via Facebook, uno in particolare, scritto in tedesco, le ha ricordato la sua infedele e inedita traduzione di Goethe, della nota poesia “Willkommen und Abschied”.   

Benvenuto e Congedo                              Willkommen und Abschied     

Balzando in sella, col cuore impazzito,

fu tutto fatto, prima che pensato.

La sera sopra il mondo insonnolito,

la notte sopra i monti ci ha cullato.

La quercia nella nebbia torreggiava,

quale curioso indiscreto gigante,

e con cento pupille ci guardava

l’oscurità, dalla macchia indagante.

 

La luna sopra il colle nuvoloso

tra la foschia mandava il suo lamento,

il vento agitava silenzioso

le ali che in un brivido ancor sento.

Mille mostri la notte generava,

eppure quanta gioia nel mio cuore:

nelle mie vene qual fuoco bruciava!

Della passione quale grande ardore!

 

Ti vidi, e una gioia temperata

fluì dal dolce sguardo su di me;

l’anima mia da me a te volata,

ed ogni mio respiro fu per te.

Di primavera un effluvio rosato

il dolce viso tuo aureolò,

e finalmente mi sentii amato,

ma di non meritarlo si sperò.

 

Col sole del mattino già il congedo

mi strinse il cuor che amare non poteva:

ancor nell’occhio tuo il dolore vedo,

eppur di gioia il bacio tuo sapeva.

Partii, tu rimanesti e mi seguivi

con uno sguardo umido di pianto:

essere amati fa sentire vivi,

amar può dare un più sottile incanto!

Lorenza Franco

Es schlug mein Herz. Geschwind, zu Pferde!

Und fort, wild wie ein Held zur Schlacht.

Der Abend wiegte schon die Erde,

Und an den Bergen hing die Nacht.

Schon stund im Nebelkleid die Eiche

Wie ein getürmter Riese da,

Wo Finsternis aus dem Gesträuche

Mit hundert schwarzen Augen sah.

 

Der Mond von einem Wolkenhügel

Sah schläfrig aus dem Duft hervor,

Die Winde schwangen leise Flügel,

Umsausten schauerlich mein Ohr.

Die Nacht schuf tausend Ungeheuer,

Doch tausendfacher war mein Mut,

Mein Geist war ein verzehrend Feuer,

Mein ganzes Herz zerfloß in Glut.

 

Ich sah dich, und die milde Freude

Floß aus dem süßen Blick auf mich.

Ganz war mein Herz an deiner Seite,

Und jeder Atemzug für dich.

Ein rosenfarbnes Frühlingswetter

Lag auf dem lieblichen Gesicht

Und Zärtlichkeit für mich, ihr Götter,

Ich hofft’ es, ich verdient’ es nicht.

 

Der Abschied, wie bedrängt, wie trübe!

Aus deinen Blicken sprach dein Herz.

In deinen Küssen welche Liebe,

O welche Wonne, welcher Schmerz!

Du gingst, ich stund und sah zur Erden

Und sah dir nach mit nassem Blick.

Und doch, welch Glück, geliebt zu werden,

Und lieben, Götter, welch ein Glück!

Johann Wolfgang Goethe

Per finire, dicendosi travolta e sconvolta da tanti auguri e complimenti immeritati, mia mamma esprime ancora la sua commossa riconoscenza di “ragazza d’epoca diversamente giovane” a me e a tutti voi.

Ad majora!

Milano, 27 febbraio 2016                                           Giovanni FF Bonomo

  Trascrizione del discorso introduttivo

Cari invitati, amici e poeti,

è un inizio di anno fecondo di iniziative per Candìde che, come vedete, apre timidamente i battenti della propria sede in Brera per ospitare scrittori di successo. Oggi è il compleanno di Lorenza Franco, il cui poetare colto e raffinato nel rigore delle forme metriche e dell’endecasillabo rimato non trascura il forte impegno civile dei contenuti. Il percorso poetico di quest’Autrice è riassunto nel sito di poesia a lei dedicato www.divinidiversi.it.

In alcuni miei scritti, come alcuni hanno osservato, ho usato il termine poeta, la poeta, ma è per lo stesso rispetto con il quale chiamo avvocate, non avvocatesse, le mie colleghe. Certamente il termine poeta non è come soprano dove prevale nettamente la forma maschile (il soprano) anche se il nome è pressoché esclusivamente usato per il genere femminile. Ma lasciatemi questa licenza di dire la poeta Lorenza Franco.

Forse solo un poeta è in grado di comprendere davvero un altro poeta, e di renderne la suggestione passando da una poesia all’altra. Ecco perché il sottoscritto e lo scrittore Angelo Gaccione, il quale è anche editore dell’ultima raccolta “Cofanetto FRANCO”, hanno deciso di festeggiare l’Autrice con questo recital poetico. Lorenza Franco aprirà la serata con sue poesie brevi, alle quali seguiranno le poesie brevi di ciascuno dei poeti invitati. La festeggiata chiuderà infine la serata con alcune sue poesie che saranno recitate a richiesta e tratte proprio da Il male del mondo, La tela di Penelope e Fughe d’amore, vale a dire la trilogia che compone il  cofanetto.

Non potevo rimarcare, per l’occasione, nella scritta che trovate sulla torta, il lieto fine della tragica vicenda ospedaliera vissuta a partire da agosto dello scorso anno, che iniziò con un ricovero all’ospedale di Lavagna prima del quale mia mamma rischiò di lasciarci la pelle tre volte, a causa della sconsiderata incuria dell’addetta al Pronto Soccorso. Ma questo fu solo l’inizio di un lungo calvario di sofferenza causato da uno strappo tendineo alla spalla destra per un errato posizionamento della paziente durante un intervento chirurgico all’addome. Quanto poi in autunno scesi a Lavagna per portarla a Milano, per la presentazione del cofanetto presso ChiAmaMilano di via Laghetto, appena varcata la soglia dell’uscita dal Pronto Soccorso per salire in auto, lei mi svenne tra le braccia e ricominciò un altro periodo di travagliato ricovero a causa di una subdola infezione al cuore, che si concluse presso l’ospedale di San Pietro di Rapallo il 13 dicembre 2015, data di rientro dell’Autrice nella sua centralissima casa di Rapallo. La presentazione del cofanetto in novembre avvenne, quindi, senza la presenza di mia mamma, la quale potè leggere le due lusinghiere recensioni di Alessandra Paganardi e di Cataldo Russo nella mia trascrizione sul sito di Candìde.

Ora, il cofanetto viene ripresentato qui, al Centro Culturale Candìde, e finalmente Lorenza Franco è con noi, in piena forma, dimostrandosi a questo punto, avendo superato il peggio, indistruttibile. Per questo trovate sulla torta la citazione della prima quartina apocrifo 171 da “I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, ed. La Vita Felice, 2000.

Ma prima di iniziare la serata e l’agone poetico, mi sono concesso il privilegio extra-cofanetto, trattandosi di un incontro che prelude alla primavera, di riservarmi il Sonetto 18 di W.S, che a torto o ragione resta il più famoso, con quell’iniziale Shall I compare thee to a summer’s day che introduce una così abbagliante bellezza di figura femminile, o anche maschile, e che solo nella traduzione di mia madre viene resa alla pari del testo inglese originario:

Paragonandoti a un giorno d’estate, /farei gran torto a te, così avvenente, /e a maggio brezze, a volte un po’ violente, /squassano gemme non ancor sbocciate.

Il termine d’estate è troppo breve, /il sole o è rovente o è velato; /declina ogni bellezza dal suo stato, /se incombe il caso col suo passo greve.

Mentre l’estate tua non può svanire ,/né oscurare mai la tua bellezza; /la nera Morte non ti può carpire, /ché nuova ti daranno giovinezza /questi miei versi che ti fanno eterno ./La poesia non conosce inverno. 

E’ un omaggio che faccio anche, con le parole di Lorenza Franco, alla prima vera dea, la qui effigiata Demetra, alla quale questa casa, questo mio salotto letterario, Centro Culturale Candide, è da sempre dedicato, affinché resti un punto di riferimento di bellezza nell’arte e nella letteratura, grazie.

Giovanni FF Bonomo

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Yahweh dio della guerra, di Stefania Tosi, Uno Ed. 2015. Introduzione

Yahweh dio della guerra, di Stefania Tosi, Uno Ed. 2015. Introduzione (18. 2.2016).

Accettare senza domandare espone alla manipolazione e all’asservimento mentale ma anche comportamentale, cioè al servilismo. Cercare, indagare, dubitare: questi sono invece  i mezzi con cui da sempre la nostra civiltà si evolve. La più potente arma dell’essere umano è la curiosità, unita all’intelligenza. Le grandi menti del passato, dai filosofi agli scienziati, hanno fatto del dubbio la leva con cui sollevare la coltre d’ignoranza e di superstizione che schiaccia la vita degli uomini, rivelando un universo di conoscenza. L’infinito è ricerca come la ricerca è pensiero.

Cogito ergo sum, diceva Cartesio. Allora pensiamo, invece di credere. Lo so, sembra quasi la presentazione di Candìde, che vi dà il benvenuto nella propria sede di via San Marco 14. Ma ciò che ho appena detto è solo la doverosa premessa al libro che oggi presentiamo, Yahweh dio della guerra di Stefania Tosi, storica, docente di materie umanistiche, ricercatrice indipendente, ovviamente, vale a dire non condizionata da alcuna ideologia religiosa, egittologa, in quanto studiosa di storia antica e in particolare dell’antico Egitto.

Che cosa ha indotto Stefania Tosi a passare da Anubi a Yahweh nella sua indagine storica? Beh, questo ce lo dirà la stessa Autrice. Io mi limito a introdurre questo libro, di piacevole lettura, che mette in luce, con rigore critico ed esegetico, la vera storia narrata nel libro forse più antico ma sicuramente meno letto al mondo, la Bibbia.

Se oggi tale libro epico viene considerato ancora sacro da alcuni, pochi ormai, è perché la religione ha fatto propri alcuni capisaldi del pensiero machiavellico: essere duttili, essere diplomatici, accondiscendenti al momento buono con i potenti, e sempre rigidi invece con i sottomessi.

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La Chiesa cattolica ha sempre saputo che le pagine del “testo sacro” grondano sangue e che non esiste giustificazione storica o culturale per gli innumerevoli massacri di donne, vecchi e bambini: ha inventato allora la contestualizzazione letteraria, la chiave allegorica, l’interpretazione esoterica, la lettura misterica.

Anche se il linguaggio di scrittura originario è l’ebraico masoretico, il significato delle parole non va inseguito in chissà quali labirinti ermeneutici, deve essere solo colto con mente aperta, scevra da pregiudizi o preconcetti. Come già dice Mauro Biglino, prefatore del libro di Stefania Tosi, una lettura non fideistica né ideologica della Bibbia rivela che Yahweh, con i suoi atteggiamenti, le sue scelte, i suoi comportamenti contradditori, dovrebbe essere oggetto di un’analisi attenta e approfondita da parte della criminologia invece che della teologia.

L’immagine rassicurante veicolata dalla tradizione canonica della divinità buona e compassionevole, stride con il profilo del brutale sterminatore protagonista del racconto del Vecchio Testamento. Gli episodi terrificanti e reiterati sono inconfutabili, perché descritti in modo chiaro e inoppugnabile; e allora non possono che scuotere le coscienze e farci dubitare su quanto vuole farci credere la religione.

Dio ordina il massacro di intere popolazioni. Arde per la brama di fama e potere. Sottomette con la forza Abramo e Mosè per conquistare nuove terre. Usa la terribile e potente Arca dell’Alleanza per uccidere 30.000 Israeliti in una sola battaglia.

Questo è ciò che riporta la Bibbia che si ha in casa, libro che, secondo la dottrina cattolica, è ispirato dallo Spirito Santo ed è il veicolo tramite cui si può percorrere la via che porta alla salvezza eterna. Ci sono molte pagine che rivelano chiaramente che Yahweh, Dio secondo la Chiesa, non è un “vero” Dio, bensì un guerriero in cerca di un regno da sottomettere e desideroso di conquistare la terra di Canaan. La sua ferocia e la sua spietatezza gli sono valse l’appellativo di “Signore degli Eserciti”.

“Uccideteli, uccideteli tutti!”  Yahweh gridava ai suoi, lanciandoli a compiere razzie e massacri. Il resto ce lo dirà, con l’ausilio delle diapositive che vedremo sul megaschermo, Stefania Tosi che vi prego di accogliere con un applauso.

avv. Giovanni Bonomo – Candìde C.C.

Kalòs kai agathòs, ovvero “bello e buono”

Kalòs kai agathòs, ovvero “bello e buono”

L’attributo con cui i Greci erano soliti indicare l’uomo ideale era kalòs kai agathòs, che significa bello e buono, quindi l’aspetto fisico era posto sullo stesso piano di quello morale e l’uno non era completo senza l’altro; questa fu una concezione diffusa in tutto il mondo antico e che trovò in Grecia la sua massima espressione. La forza, la bellezza e l’armonia erano virtù di una persona almeno quanto l’intelligenza e la bontà d’animo, tanto che tutti gli eroi epici, da Omero in poi, vengono presentati come kalòi kai agathòi e in ogni poema sono presenti gare sportive la cui vittoria dà ai protagonisti lo stesso prestigio di una vittoria in una battaglia.

Anche la politica era permeata di bellezza: l’ideale aristocratico della kalokagathia significava infatti che l’essere “buono” (valoroso, ben nato, ben educato) non poteva essere disgiunto dall’esser bello (armonioso, nobile, splendente di gloria). Gli dei, i semidei, gli eroi, gli uomini che il mito e la storia ci tramandano, che la poesia e la statuaria ci consegnano, sono belli perché, nel loro corpo, partecipano della misura divina del mondo. Una bellezza, dunque, al tempo stesso individuale e collettiva, soggettiva e oggettiva, naturale e umana.

Kalòs kai agathòs

La potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello” scriveva Platone. La bellezza del fisico corrisponde, insomma, alla perfezione morale (kalokagathia). L’attività atletica diventa un elemento di basilare importanza nell’educazione, accanto all’insegnamento delle discipline intellettuali. Lo sviluppo di un’armoniosa muscolatura, l’agilità, la destrezza fisica e l’attività ginnica in generale erano considerati sullo stesso piano e con lo stesso valore delle attività intellettuali. Sorgono e si moltiplicano in tutte le società greche appositi edifici, ginnasii, necessari ed indispensabili per una corretta educazione (paideia) dei giovani.

Il concetto greco non può che riflettersi nelle sculture della grecità e in quelle del Rinascimento italiano. Sconcertante è quindi constatare come oggi in Italia, nazione che più di ogni altra, dopo la Grecia classica, ha esaltato questo aspetto nell’arte, e che ospita i 2/3 del patrimonio culturale e artistico del mondo, vige un modo di pensare, soprattutto in politica, che è lontano anni luce dal concetto di kalòs kai agathòs. Questo perché la cultura italiana risente del predominio del kakov (brutto e cattivo) derivato da una visione materialistica e nichilista immessa da una “certa” cultura post-bellica degli anni 50 del secolo scorso. Ancora oggi si trovano persone di sinistra che, essendo invidiose e frustrate, vorrebbero tutti poveri, brutti e infelici. Per fortuna lo stesso Fidel Castro, ultimo baluardo del comunismo, ammise con un discorso tanto inatteso quanto inevitabile, il fallimento di tale ideologia.

Ma il retaggio di tale modo di pensare lo troviamo ancora in un arte rappresentativa e di “avanguardia” che si rivela povera e negatrice della kalokagathia. Per questo dicevo, nei miei precedenti scritti, che bisogna riscoprire la bellezza nell’arte ripercorrendo gli antichi parametri del kalòs kai agathòs. A me pare di scorgere i segnali di ripresa di questo “nuovo Rinascimento”, ai quali dedico, come promotore culturale, la massima attenzione.

avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.                             Milano, 15 febbraio 2016

 

Vite immortali, di Ettore Comi, Mursia ed. 2015. Resoconto della presentazione (11. 2.2016)

VITE IMMORTALI, di Ettore Comi, Mursia ed. 2015. Presentazione (11. 2.2016)

Trascrizione del discorso introduttivo 

L’incontro che ha segnato la riapertura, quest’anno, del salotto privato di Candìde, dopo gli incontri “esportati” al Valentino Vintage nello scorso anno con autorevoli scrittori, ha visto la partecipazione di vecchi e nuovi amici.

Ettore Comi ebbe uno straordinario successo con il romanzo precedente, Mistero al lago di Staz, da me presentato presso la Società Svizzera nel novembre del 2013 (http://www.ilibridiemil.it/images/Notizie_Eventi/2013/2013_14_11Bonomo.pdf) e riproposto al Valentino Vintage il novembre dell’anno successivo, insieme ad Andrea G. Pinketts (https://www.facebook.com/notes/giovanni-francesco-filippo-bonomo/resoconto-della-presentazione-di-mistero-al-lago-di-staz-lultima-regina-dellenga/10152829020598486).

Come ho spiegato in apertura della serata  - trovate la trascrizione dell’introduzione in calce alla presente – si tratta di un romanzo sul tema della vendetta, che trova nel fanatismo religioso un pretesto, una strada che ne segna il compimento, quindi di estrema attualità. I cultori di una Milano in gran parte inesplorata e ignota agli stessi propri cittadini, per richiamare l’iniziativa di successo (http://www.cittanascostamilano.it)  di un’amica di Candìde,  trovano godimento in questo romanzo anche per le citazioni dei monumenti e i richiami storici.

L’Autore ci ha raccontato – con lo sfondo delle foto sugli scenari engadinesi e del trenino rosso del Bernina, oggetto del romanzo precedente e della prossima mostra ispirata al primo romanzo –  la trama del thriller senza ovviamente svelarci il finale: molti sono stati, nella discussione successiva con gli invitati, i temi ispirati all’attualità e che trascendono il tema conduttore del romanzo. Quello della religione e della religiosità, ad esempio, ha suscitato interventi da parte di tutti e, in particolare, dello scrittore e storico Roberto Motta Sosa, nuovo amico di Candìde, il quale ha fatto un’attenta disamina delle tre religioni monoteistiche per spiegarne la genesi storica e i vari punti di contatto.

Una serata pienamente riuscita e gradevolissima, quindi, e sono soddisfatto di aver riaperto, pur timidamente, i battenti, come si suol dire, della sede di Candìde. L’Autore ha venduto e autografato anche alcune copie del libro. Se le partecipazioni saranno sempre così animate e costruttive, ricche di idee e spunti per le prossime presentazioni, proseguirò con la formula del salotto privato.

Ad majora, alla prossima!

Giovanni FF Bonomo – Centro Culturale Candide

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Ettore Comi – foto di Fabrizio Capsoni

 

Galleria fotografica

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