CANTO E INCANTO

In ogni disciplina – sportiva, artistica, intellettuale – ci sono idee, correnti di pensiero, convinzioni, che ci condizionano nella formazione e crescita personale ma che non corrispondono alla realtà dei fatti. I cosiddetti falsi miti non sono però meno bugiardi delle moderne credenze. Per questo occorre considerare, nello studio di un’arte o di una disciplina, la grandezza e la forza della sua storia, che si esprimono poi nella resistenza della tradizione.

La tradizione belcantistica italiana e la sua tecnica vocale è universalmente riconosciuta come suprema espressione di bellezza, naturalezza, espressività. Ma questa tradizione nulla ha a che fare con quanto la didattica moderna propina ai giovani discenti attraverso tecniche quali la “maschera” (proiettare il suono sui denti incisivi, in buona sostanza, con effetti nasali poi terribili) oppure l’ “affondo” (nella spasmodica ricerca di volumi disumani abbassando la l\aringe e torchiando il diaframma, questo sconosciuto di cui tutti parlano a sproposito), reso celebre da Mario Del Monaco. Il quale, da vivo, ne prese le distanze a più riprese rendendo imbarazzante il compito dei suoi biografi. Già nel cuore del periodo belcantistico, all’epoca di Farinelli (Andria, 24 gennaio 1705 – Bologna, 16 settembre 1782) si distingueva il canto melodico da quello sperimentale e virtuosistico e vi erano i fautori del primo, i passatisti, che si opponevano ai secondi, i modernisti.

Il Centro Culturale Candide rifugge dalle tentazioni offerte dall’idolatria del passato e dall’opposta idolatria del presente, e viceversa. Tuttavia, non possiamo esimerci dall’osservare che, delle due tentazioni, a prevalere oggi nell’arte del canto è senz’altro la seconda, cioè l’idolatria del presente. Essa si manifesta, nella didattica, con l’esaltazione di tecniche vocali meccanicistiche che vengono pure descritte con tanto di immagini che sembrano trattati di anatomia sui muscoli della laringe, presuntivamente responsabili di giusti suoni e quindi controllabili. In questo modo si rovinano splendide voci naturali, con grande soddisfazione di foniatri e otorinolaringoiatri che subodorano il facile business di dover rimettere a posto poi laringi distrutte dalla mala pratica canora. E questo avviene anche, e soprattutto, in cantanti professionisti, ormai più spesso dal foniatra che in sala di incisione o sul palco. Vi state ora rispondendo da soli sul perché ogni tanto qualche nome noto scompaia improvvisamente dallo scenario televisivo o teatrale. Non sorprende quindi che nomi importanti della foniatria, “specializzati in cantanti” (quando un cantante dotato di vera tecnica non dovrebbe nemmeno sentir parlare di foniatri), sempre più spesso scrivano dotte prefazioni a trattati di canto dei moderni docenti, come a ringraziarli anticipatamente – consci che ben presto rovineranno gli studenti – di essere i loro maggiori datori di lavoro!

Come conseguenza di questa concezione moderna che stravolge i princìpi belcantistici sul canto naturale, morbido e “franco” allo stesso tempo, abbiamo gli urlatori attuali, non solo dilettanti allo sbaraglio ma anche artisti affermati, che sembrano aver seppellito quella cultura e quella sensibilità antiche, che si esprimevano in voci meravigliose ed ispirate, emanazioni dell’armonia universale. E cos’altro dovrebbe essere il canto se non esperienza metafisica ed emanazione di detta armonia? Oggi il cantante cerca solo l’acuto. La prima cosa che qualsiasi insegnante si sente chiedere è “mi faccia arrivare a quella nota”. Sino a quando questa concezione del canto rimane circoscritta ai generi accattivanti (pop, rock, blues, funkie, soul, jazz, etc.) non vi è da sorprendersi.

Il problema nasce quando questa concezione vuole coinvolgere il canto lirico, complice il divismo imposto dalle star degli ultimi 30/40 anni, che di belcantistico avevano poco o nulla. Per un fine intenditore di bel canto andare a teatro è, oggi, un supplizio. Giacomo Lauri Volpi, tenore tra i più grandi di ogni epoca e mancato nel 1994, diceva senza mezzi termini: “Oggi urlano tutti! Il canto, espressione dell’anima, è sempre più espressione di corpi. E i corpi, oggi, sono tutti corrotti”. Noi, invece, vogliamo recuperare quella cultura e quella sensibilità, dimostrando la loro sopravvivenza e invulnerabilità al passare del tempo e delle mode. Per questo il C.C.C., nell’intenzione di creare un laboratorio musicale da aprire a tutti coloro che avessero il desiderio di cantare, propone una prima serie di conferenze sulla tecnica vocale italiana e sul bel canto.

Rapallo, 3. 1.2015  Avv. Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide

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