Cofanetto FRANCO. Resoconto della presentazione (5.11.2015)

Cofanetto FRANCO. Resoconto della presentazione (5.11.2015)

Dopo un saluto agli invitati e un mio breve richiamo del percorso poetico (visibile in www.divinidiversi.it/poesie) dell’Autrice fino al più recente libro Le donne non possono morire, ho sottolineato il carattere libertario e di forte impegno civile della poesia di Lorenza Franco, che si esprime per lo più nella rigorosa forma classica dell’endecasillabo rimato, specialmente nei sonetti. Tale caratteristica la rende una poeta (a cui non si addice il suffisso diminutivo in “essa”) assolutamente sui generis e unica nel panorama attuale della poesia, unendo un rigore formale alla Francesco Petrarca a un carattere incendiario alla Amelia Rosselli. Ho poi sottolineato un argomento, tra gli altri, ricorrente nella poesia della Franco, vale a dire i diritti delle donne a fronte dei fatti tragici di violenza e di uccisioni da parte del proprio compagno o di familiari.

Questo argomento, che è stato il motivo ispiratore della richiamata precedente opera, si ritrova anche nel cofanetto-trilogia, composto dai libri La tela di Penelope, Il male del mondo, Fughe d’amore, in modo particolare quando l’Autrice affronta il tema della superstizione religiosa nostrana ma anche delle altre due religioni monoteiste, che tanto afflisse le donne soprattutto nei secoli bui del medioevo.

Al punto che l’Autrice finisce per identificarsi nel ruolo di “strega” a pag. 104 de Il male del mondo, nella poesia STREGA!, senza dimenticare UNA STREGA MILANESE – proprio così s’intitola la poesia – nel ricordo commovente di Caterina de Medici, anche a medioevo concluso, uccisa in data 4 marzo 1617 quale capro espiatorio di un’ignoranza pari solo a quella della coeva e vergognosa storia della colonna infame descritta dal Manzoni. Per lasciare subito spazio all’attrice di teatro Laura Moruzzi e ai due critici letterari Alessandra Paganardi e Cataldo Russo, ho evitato di esprimermi sul credo religioso in generale, anche attuale, che meriterebbe una trattazione a se stante, accennando solamente alla curiosa coincidenza che tutti eravamo in via Laghetto 2, attuale sede di ChiAmaMilano ma prima indirizzo della casa, nella Milano medioevale, della madre di tutte le streghe: Arima.

L’attrice di teatro Laura Moruzzi ha iniziato la recita delle seguenti poesie:

DECLINO, da Il male del mondo, p. 19;

GENITORI 2, da Il male del mondo, p. 34;

IL MALE DEL MONDO, che dà titolo alla raccolta, p. 50.

E’ seguita la recensione della poeta e saggista Alessandra Paganardi, la quale ha indicato il pensiero coraggioso dell’Autrice pure espresso nella raffinatissima forma chiusa dell’endecasillabo, che è la sezione aurea del verso e il cuore della vera poesia. Ad una lettura attenta dell’opera si comprendono i fili invisibili che legano i tre volumi (senza contare il tema civile, che più che un filo è la tessitura stessa della trilogia, la tela di Penelope, appunto), che sono la gioia, la religiosità. l’amore.  A. Paganardi ha poi sottolineato il dialogo della Franco con le ombre care (come in 19 maggio 1997 – 19 maggio 1998 di  La tela di Penelope e in Un’ombra, in Fughe d’amore), in una sorta di comunione dei santi tutta laica, fatta non di resurrezione ma di presenza costante di vivi e morti, ricordi e presente. Proprio per questo l’amore può anche unire ciò che è diviso, comprendere il male che ci è stato fatto e riassorbirlo in una compassione che non è certamente acritica carità cristiana ma pagana sovrabbondanza d’anima. E la vita, proprio perché irripetibile, va vissuta con tutto il coraggio che la poesia stessa ci chiede, testimoniandone cioè, giorno dopo giorno, la difficile gioia.

E’ seguita la recita di altre poesie dell’Autrice, da parte della bravissima Laura Moruzzi, che si è calata nello spirito di Lorenza Franco, con il vivo desidero di conoscerla personalmente una volta uscita dalla degenza ospedaliera e tornata a casa.

19 MAGGIO 1927 – 19 MAGGIO 1928, da La tela di Penelope, p. 5;

CHI SEI ? da La tela di Penelope, p. 14;

IL SONETTO, da La tela di Penelope, p. 28.

IL SOLE SORGE, da La tela di Penelope, p. 27;

UN’OMBRA, da Fughe d’amore, p. 34;

TI AMO, da Fughe d’amore, p. 31, in una corale ripetizione della strofa “ti amo” con il pubblico, come voluto da L. Moruzzi;

VIA! da Fughe d’amore, p. 35.

VIVERE, SI’ da Fughe d’amore, p. 36

ORA, da Fughe d’amore, p. 24.

A. Paganardi ha poi letto, su mio invito, ché ne avevo colto il desidero, la poesia

VORREI, da Fughe d’amore, p. 39.

E’ seguito l’intervento dello scrittore e saggista Cataldo Russo, il quale ha messo in evidenza i caratteri diversi e spesso antitetici della poesia della Franco, che si coagulano in una alchemica unione degli opposti: raffinata e d’impatto, rivoluzionaria e conservatrice, anticonformista e tradizionalista.

In LA TELA DI PENELOPE si coglie  il tema della morte, come serena accettazione che tutto ha una fine (come in 19 maggio 1997 – 19 maggio 1998): e questo contro l’inganno delle ideologie totalitarie e delle religioni, che incutono il terrore per un “al di là”, anziché stimolare a coltivare il bene e a perseguire la verità attraverso la conoscenza. Si tratta, secondo C. Russo, di un piccolo capolavoro di poesia sociale: la Franco si rivela un’atea credente… nei valori elevati della vita.

In FUGHE D’AMORE sono fughe che la poetessa compie nel suo complesso mondo interiore: le amicizie, le abitudini, gli smarrimenti, le persone care mancate, i sogni. Anche se più intimista questa raccolta non manca di impegno civile, perché il male di vivere dell’Autrice è lo stesso male di vivere dell’uomo che non accetta verità calate dall’alto.

Nella raccolta IL MALE DEL MONDO la Franco ritorna ai temi a lei più cari, come l’inganno delle religioni (in Agnosticismo), la falsità della storia costruita sul mito del vincitore, i crimini in nome di un Dio modellato sulle esigenze del Potere (come in Gott mit uns). Per concludere C. Russo sostiene che la poesia di Lorenza Franco non è antica né moderna, non è epica né elegiaca, né mitologica e nemmeno futurista: è poesia.

Ovviamente non ho potuto nascondere la mia commozione al sentire queste parole di entrambi i critici e dall’attrice L. Moruzzi indirizzate a mia madre, che non poteva essere presente in quanto ricoverata all’ospedale di Lavagna.

La serata si è conclusa con una recita a due (A. Paganardi e L. Moruzzi) della poesia VOGLIA DI LUNA, da Fughe d’amore, p. 37.

Angelo Gaccione, curatore ed editore dell’opera, ha concluso la serata ricordando i prossimi appuntamenti letterari organizzati da Odissea.

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Un sentito ringraziamento agli amici di Candìde e di Odissea che sono intervenuti a questa presentazione, nella promessa che ne seguiranno altre con la presenza della sempre brillante Lorenza Franco.

Giovanni FF Bonomo – Centro Culturale Candide

 

A questi link potete leggere per intero le recensioni dei due critici:

– Recensione di L.F. 5 novembre 2015 (A. Paganardi)

– Recensione di L.F. 5 novembre 2015 (C. Russo)

Galleria fotografica con alcuni video in https://picasaweb.google.com/101174066929758991547/CofanettoFRANCO5112015#

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