Compleanno di Lorenza Franco e presentazione del cofanetto-trilogia. Resoconto della festa (24. 2.2016)

Cari amici, la serata ha avuto un’acclamata esibizione di tutti i poeti accorsi ad omaggiare mia mamma Lorenza Franco con le loro poesie: Antonella Doria, Maria Dilucia, Luciano Loi, Angelo Gaccione, Renato Seregni, Francesco Piscitello, Alfredo Ferri, questi ultimi due particolarmente apprezzati per la poesia dilettale. Vi sono state anche esibizioni a sorpresa di alcuni invitati improvvisatisi poeti. Devo ringraziare gli amici di Odissea e di Candìde per le bottiglie e i fiori. Un particolare ringraziamento va a Raffaele Nobile, che con il suo violino ci ha regalato divertenti intervalli musicali spaziando dalla musica popolare a quella colta. Insomma, il Cofanetto FRANCO, dal quale sono state tratte alcune poesie recitate dalla stessa Autrice, non poteva avere una migliore ripresentazione dopo quella ufficiale di novembre dello scorso anno presso ChiAmaMilano di via Laghetto, alla quale Lorenza Franco non potè partecipare  a causa del travagliato iter ospedaliero da me riassunto nell’introduzione (della quale trovate la trascrizione in calce alla presente).

Ringrazio ancora gli intervenuti poeti che, su mio invito, mi hanno spedito i testi delle poesie: non voglio ora fare torto a nessuno con improbabili graduatorie e non li riporto qui in un altrimenti troppo lungo resoconto, nemmeno quelle della festeggiata Autrice, il cui libro trilogia è facilmente reperibile nelle librerie oppure facendoselo spedire direttamente dall’editore Edizioni Nuove Scritture scrivendo a: [email protected].

Ma un ultimo ringraziamento mia madre ve lo manda in poesia, perché tra i tanti auguri ricevuti anche via Facebook, uno in particolare, scritto in tedesco, le ha ricordato la sua infedele e inedita traduzione di Goethe, della nota poesia “Willkommen und Abschied”.   

    Benvenuto e Congedo                                                             Willkommen und Abschied     

Balzando in sella, col cuore impazzito,

fu tutto fatto, prima che pensato.

La sera sopra il mondo insonnolito,

la notte sopra i monti ci ha cullato.

La quercia nella nebbia torreggiava,

quale curioso indiscreto gigante,

e con cento pupille ci guardava

l’oscurità, dalla macchia indagante.

 

La luna sopra il colle nuvoloso

tra la foschia mandava il suo lamento,

il vento agitava silenzioso

le ali che in un brivido ancor sento.

Mille mostri la notte generava,

eppure quanta gioia nel mio cuore:

nelle mie vene qual fuoco bruciava!

Della passione quale grande ardore!

 

Ti vidi, e una gioia temperata

fluì dal dolce sguardo su di me;

l’anima mia da me a te volata,

ed ogni mio respiro fu per te.

Di primavera un effluvio rosato

il dolce viso tuo aureolò,

e finalmente mi sentii amato,

ma di non meritarlo si sperò.

 

Col sole del mattino già il congedo

mi strinse il cuor che amare non poteva:

ancor nell’occhio tuo il dolore vedo,

eppur di gioia il bacio tuo sapeva.

Partii, tu rimanesti e mi seguivi

con uno sguardo umido di pianto:

essere amati fa sentire vivi,

amar può dare un più sottile incanto!

Lorenza Franco

Es schlug mein Herz. Geschwind, zu Pferde!

Und fort, wild wie ein Held zur Schlacht.

Der Abend wiegte schon die Erde,

Und an den Bergen hing die Nacht.

Schon stund im Nebelkleid die Eiche

Wie ein getürmter Riese da,

Wo Finsternis aus dem Gesträuche

Mit hundert schwarzen Augen sah.

 

Der Mond von einem Wolkenhügel

Sah schläfrig aus dem Duft hervor,

Die Winde schwangen leise Flügel,

Umsausten schauerlich mein Ohr.

Die Nacht schuf tausend Ungeheuer,

Doch tausendfacher war mein Mut,

Mein Geist war ein verzehrend Feuer,

Mein ganzes Herz zerfloß in Glut.

 

Ich sah dich, und die milde Freude

Floß aus dem süßen Blick auf mich.

Ganz war mein Herz an deiner Seite,

Und jeder Atemzug für dich.

Ein rosenfarbnes Frühlingswetter

Lag auf dem lieblichen Gesicht

Und Zärtlichkeit für mich, ihr Götter,

Ich hofft’ es, ich verdient’ es nicht.

 

Der Abschied, wie bedrängt, wie trübe!

Aus deinen Blicken sprach dein Herz.

In deinen Küssen welche Liebe,

O welche Wonne, welcher Schmerz!

Du gingst, ich stund und sah zur Erden

Und sah dir nach mit nassem Blick.

Und doch, welch Glück, geliebt zu werden,

Und lieben, Götter, welch ein Glück!

Johann Wolfgang Goethe

Per finire, dicendosi travolta e sconvolta da tanti auguri e complimenti immeritati, mia mamma esprime ancora la sua commossa riconoscenza di “ragazza d’epoca diversamente giovane” a me e a tutti voi.

Ad majora!

Milano, 27 febbraio 2016                                           Giovanni FF Bonomo

  Trascrizione del discorso introduttivo

Cari invitati, amici e poeti,

è un inizio di anno fecondo di iniziative per Candìde che, come vedete, apre timidamente i battenti della propria sede in Brera per ospitare scrittori di successo. Oggi è il compleanno di Lorenza Franco, il cui poetare colto e raffinato nel rigore delle forme metriche e dell’endecasillabo rimato non trascura il forte impegno civile dei contenuti. Il percorso poetico di quest’Autrice è riassunto nel sito di poesia a lei dedicato www.divinidiversi.it.

In alcuni miei scritti, come alcuni hanno osservato, ho usato il termine poeta, la poeta, ma è per lo stesso rispetto con il quale chiamo avvocate, non avvocatesse, le mie colleghe. Certamente il termine poeta non è come soprano dove prevale nettamente la forma maschile (il soprano) anche se il nome è pressoché esclusivamente usato per il genere femminile. Ma lasciatemi questa licenza di dire la poeta Lorenza Franco.

Forse solo un poeta è in grado di comprendere davvero un altro poeta, e di renderne la suggestione passando da una poesia all’altra. Ecco perché il sottoscritto e lo scrittore Angelo Gaccione, il quale è anche editore dell’ultima raccolta “Cofanetto FRANCO”, hanno deciso di festeggiare l’Autrice con questo recital poetico. Lorenza Franco aprirà la serata con sue poesie brevi, alle quali seguiranno le poesie brevi di ciascuno dei poeti invitati. La festeggiata chiuderà infine la serata con alcune sue poesie che saranno recitate a richiesta e tratte proprio da Il male del mondo, La tela di Penelope e Fughe d’amore, vale a dire la trilogia che compone il  cofanetto.

Non potevo rimarcare, per l’occasione, nella scritta che trovate sulla torta, il lieto fine della tragica vicenda ospedaliera vissuta a partire da agosto dello scorso anno, che iniziò con un ricovero all’ospedale di Lavagna prima del quale mia mamma rischiò di lasciarci la pelle tre volte, a causa della sconsiderata incuria dell’addetta al Pronto Soccorso. Ma questo fu solo l’inizio di un lungo calvario di sofferenza causato da uno strappo tendineo alla spalla destra per un errato posizionamento della paziente durante un intervento chirurgico all’addome. Quanto poi in autunno scesi a Lavagna per portarla a Milano, per la presentazione del cofanetto presso ChiAmaMilano di via Laghetto, appena varcata la soglia dell’uscita dal Pronto Soccorso per salire in auto, lei mi svenne tra le braccia e ricominciò un altro periodo di travagliato ricovero a causa di una subdola infezione al cuore, che si concluse presso l’ospedale di San Pietro di Rapallo il 13 dicembre 2015, data di rientro dell’Autrice nella sua centralissima casa di Rapallo. La presentazione del cofanetto in novembre avvenne, quindi, senza la presenza di mia mamma, la quale potè leggere le due lusinghiere recensioni di Alessandra Paganardi e di Cataldo Russo nella mia trascrizione sul sito di Candìde.

Ora, il cofanetto viene ripresentato qui, al Centro Culturale Candìde, e finalmente Lorenza Franco è con noi, in piena forma, dimostrandosi a questo punto, avendo superato il peggio, indistruttibile. Per questo trovate sulla torta la citazione della prima quartina apocrifo 171 da “I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, ed. La Vita Felice, 2000.

Ma prima di iniziare la serata e l’agone poetico, mi sono concesso il privilegio extra-cofanetto, trattandosi di un incontro che prelude alla primavera, di riservarmi il Sonetto 18 di W.S, che a torto o ragione resta il più famoso, con quell’iniziale Shall I compare thee to a summer’s day che introduce una così abbagliante bellezza di figura femminile, o anche maschile, e che solo nella traduzione di mia madre viene resa alla pari del testo inglese originario:

Paragonandoti a un giorno d’estate, /farei gran torto a te, così avvenente, /e a maggio brezze, a volte un po’ violente, /squassano gemme non ancor sbocciate.

Il termine d’estate è troppo breve, /il sole o è rovente o è velato; /declina ogni bellezza dal suo stato, /se incombe il caso col suo passo greve.

Mentre l’estate tua non può svanire ,/né oscurare mai la tua bellezza; /la nera Morte non ti può carpire, /ché nuova ti daranno giovinezza /questi miei versi che ti fanno eterno ./La poesia non conosce inverno. 

E’ un omaggio che faccio anche, con le parole di Lorenza Franco, alla prima vera dea, la qui effigiata Demetra, alla quale questa casa, questo mio salotto letterario, Centro Culturale Candide, è da sempre dedicato, affinché resti un punto di riferimento di bellezza nell’arte e nella letteratura, grazie.

Giovanni FF Bonomo

 Galleria fotografica in

https://picasaweb.google.com/101174066929758991547/CompleannoDiLorenzaFrancoEPresentazioneDelCofanettoFRANCO2422016

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