Intervento a margine della presentazione del libro “Intrigo papale. Faide di potere in Vaticano per la successione di Benedetto XVI”, autori ‘Discepoli di verità’, Kaos Edizioni 2012.

Sono stato chiamato da Pierino Marazzani per un intervento che non riguarda tanto il libro che oggi presentiamo, il quale viene introdotto da lui in qualità di presidente di questo Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano, quanto lo scenario attuale del cattolicesimo e della cristianità, argomento forse più serio delle faide di potere in Vaticano per la successione di Benedetto XVI, oggetto del libro, perché si tratta del credo religioso della popolazione e non del modo di gestire il potere da parte delle gerarchie ecclesiali, le quali proprio su questo comune credo religioso fondano le loro ricchezze e la loro politica tutt’altro che spirituale.

All’uomo del XXI secolo dovrebbe ormai essere chiaro che tutte le credenze religiose sono originate dall’atavico terrore della finitezza dell’esistenza, ma tali credenze tuttavia persistono. Perché? L’unica spiegazione è che la maggioranza degli uomini del pianeta non ha gli strumenti culturali per poter comprenderne razionalmente l’origine della religione, perché la cultura non è accessibile ai più.

La durata bimillenaria di questa organizzazione religiosa che si è fatta pure Stato, con la città del Vaticano, non può essere spiegata solo dalla sua funzione analgesica delle angosce esistenziali. Anche l’edificio teologico cattolico, costruito su racconti favolistici facilmente confutabili, non può essere la causa delle sue plurisecolari fortune. Solo la grande capacità di adattamento all’ambiente esterno ha consentito alla Chiesa cattolica di durare per un periodo di tempo così lungo. Tale durevole adattamento è stato reso possibile dallo sviluppo di una sapienza e strategia politica con cui, nel corso dei secoli, la Chiesa è riuscita a fronteggiare le minacce di numerosi e potenti nemici, tra i quali, prima ancora delle altri fedi religiose, il pensiero scientifico e libero.

Nello scorso secolo, l’acume politico di questa istituzione ha raggiunto il suo punto più alto con l’elezione a papa, nell’ottobre del 1978, del cardinale polacco Karol Wojtyla, che divenne il catalizzatore del dissenso popolare verso i detestati regimi comunisti dell’Europa orientale. Quella scelta accelerò la caduta di un sistema di potere costruito su premesse ideologiche che assomigliavano tanto a dogmi di fede “eguali e contrari” a quello idolatrico per “Dio” e per il suo rappresentante in terra.

Dopo la scomparsa dell’impero sovietico e la caduta dei regimi comunisti, il papa polacco si convinse di poter sconfiggere anche il pensiero critico e la cultura laica occidentale che sorregge le democrazie liberali. Questa convinzione lo indusse a designare Joseph Ratzinger come suo successore e degno continuatore della crociata anti-laicista ed anti-liberale.

Il papa tedesco, fedele al suo mandato, si fece allora promotore di una presuntuosa polemica contro la cultura laica occidentale e pretese di trovare e dimostrare le radici cristiane della cultura occidentale. Ma le radici del nostro pensiero democratico e liberale, della nostra etica di convivenza, sono nel pensiero filosofico dell’antica Grecia, animato da una grande spiritualità e da un imperituro desiderio di ricerca della verità. La scienza e la democrazia sono figlie di quel pensiero. La fede cristiana è un sviamento dal pensiero filosofico greco, perché pretende di aver già trovato la spiegazione di tutto nella verità rivelata. La fede, che potrebbe anche essere al limite un  impulso in più per la ricerca della verità se fosse un atteggiamento spirituale umile e costruttivo, diventa un fideismo idolatrico ad uso e consumo di chi si accontenta di superficiali e rassicuranti verità e spiegazioni. Joseph Ratzinger, teorizzando la superiorità della Fede sulla Ragione, ha dovuto ricorrere ancora alle argomentazioni dell’alto medioevo. Del resto il Cristianesimo già tolse, fin dall’origine, quella religiosità e quel senso di sacralità che le antiche religioni politeistiche avevano per l’arte, per la scienza, per l’istruzione, per la vita stessa. Tutto è stato soppiantato da un concetto surrettizio di “sacralità” che impone solo il vittimismo sacrificale di Cristo. E su quanto possa essere ingannevolmente utile la religione, di ogni tipo, per fondare la morale, mi sono già espresso: Pensiero critico e fede religiosa.

La vera motivazione delle sue dimissioni di Benedetto XVI  da ricercarsi nella maturata consapevolezza di aver condotto la Chiesa Cattolica su un binario morto, contrapponendola al senso comune occidentale, sempre più indifferente verso “Dio” e sempre più restio a parlarne, proprio a causa della stessa indebita ingerenza, sempre cresciuta negli anni e orma riconosciuta nel mondo, della Chiesa di Roma in politica, e dei suoi discorsi non più spirituali ma da capo di uno Stato del Vaticano sempre più scandalosamente ricco. Su quest’ultimo aspetto richiamo quanto ho scritto in Quanto costa agli italiani credere .

Grazie all’ignoranza, da parte dei più, dei dati storici, la Chiesa ha sempre potuto ergersi  a paladina di valori universali come l’amore, la fratellanza, la solidarietà, la carità, nonostante avesse perpetrato nei secoli uccisioni, torture e altri orrendi delitti contro l’umanità. Ora, grazie alla diffusione delle notizie in Internet e al contributo di vari libri di inchiesta e di denuncia come questo che oggi presentiamo, stanno germogliando sani semi di consapevolezza, senza che si debbano leggere i poderosi 10 volumi dell’opera monumentale Storia criminale del Cristianesimo dello storico tedesco Karlheinz Deschner.

Con la sorprendente elezione di Jorge Mario Bergoglio a rappresentante di Dio in terra, la Chiesa cattolica rinuncia allo scontro intellettuale con l’occidente laico per mettere al centro della propria predicazione la pratica di vita enunciata nei Vangeli. Per questo motivo, il nuovo papa si è dato il nome di Francesco d’Assisi, ossia di colui che più di tutti ha messo in pratica la morale evangelica. E l’ipocrisia di una tale manovra, da parte di un’organizzazione religiosa con una ricchezza, solo per la parte pecuniaria – non solo concentrata alla banca vaticana dello IOR ma presente nelle migliaia di società di capitali sparse per l’Italia e nel mondo – scandalosamente enorme, dovrebbe essere avvertita proprio dai veri credenti nello stesso messaggio evangelico, senza scomodare San Francesco.

Eleggendo l’argentino Bergoglio, il conclave dei cardinali ha considerato la preponderanza numerica dei cattolici dell’America centro-meridionale: tale strumentale elezione, insieme alla promessa pratica di  autentica vita cristiana per un voluto rinnovamento della Chiesa, attesta ancora la grande sapienza politica e strategica della Chiesa cattolica, e ci fa capire che questa istituzione è destinata a durare – se gli italiani ancora rinunciano al pensiero critico e libero – per molto  tempo, a discapito della laicità delle istituzioni, requisito di uno Stato democratico e liberale.

E vengo al punto. Si rende necessaria una rivoluzione nel nostro modo di pensare. Non dobbiamo arrenderci, noi pensatori critici e liberi, noi anche religiosi ma non devoti. Non dobbiamo scoraggiarci, ma dobbiamo unirci anche a quei credenti, che non sono pochi, che hanno non di meno compreso che non c’è niente di veramente evangelico in questa messa in scena.

E’ così evidente che papa Francesco, atteggiandosi a progressista e umile, facendosi credere “uno di noi”, sta compiendo un’operazione di condizionamento psicologico delle masse, che perdono di vista il senso dei diritti del singolo individuo e dei suoi doveri verso la società. In questo modo la Chiesa ricostruisce il suo potere in termini pseudomorali ed economici.

L’uomo si sente così parte del gregge, non più solo, perde la coscienza dei propri diritti e della propria funzione sociale quale cittadino di una Repubblica democratica, come definita dalla Costituzione, che deve essere fondata, giova ripetere, sulla laicità delle istituzioni. Non dimentichiamo che nei princìpi fondamentali della nostra carta costituzionale si prevede (art. 9) che la Repubblica promuova lo sviluppo della cultura la ricerca scientifica, da sempre viste dalla Chiesa come una minaccia per le sue verità rivelate, e che (art. 4) ogni cittadino abbia il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Vediamo quindi che la libertà religiosa viene tutelata, all’inizio, dalla Costituzione, in una visuale giustamente laica, come anche il progresso spirituale della società. Se non fosse per il successivo art. 7 sui noti Patti Lateranensi non ci sarebbe niente da dire, l’Italia sarebbe veramente uno Stato indipendente e sovrano, come ipocritamente e falsamente proclama il primo comma di tale articolo. L’Italia sarebbe cioè veramente uno Stato che rispetta la libertà di pensiero e di culto. Sappiamo bene che la visione di Cavour, libera Chiesa in libero Stato, non si è mai pienamente realizzata – come spiega anche Raffaello Morelli con il libro Lo Sguardo Lungo, che abbiamo presentato in questa sede l’anno scorso perché nonostante la liberazione dei sudditi romani dallo Stato pontificio – e della stessa Chiesa cattolica dal fardello del potere temporale – ancora non si è compreso che la laicità delle istituzioni è una questione decisiva per la convivenza in  uno Stato veramente democratico e moderno.

Questa crisi finanziaria di dimensioni planetarie può essere però una grande opportunità, per l’umanità tutta, di chiarirsi le idee, di cominciare a rivedere la cultura in chiave storica e non fideistica, di trovare il coraggio di rinnovare il pensiero. Ma per fare ciò occorre liberarsi da miti, leggende, da superstizioni medioevali e dalla loro immanenza dogmatica, dal lavaggio del cervello cui siamo sottoposti, ad iniziare dal rito del battesimo, fin dalla nascita. Occorre che inizi l’Era delle Intelligenza, perché l’era delle religioni è destinata comunque a finire.

Viviamo in un’era di mezzo, transitoria. False o lacunose informazioni che riguardano ogni aspetto della nostra esistenza: economia, ecologia, salute, geopolitica, risorse alimentari, tecnologia informatica, trasporti, etc. stanno sgretolandosi, e non ci condizioneranno più né graveranno sul bilancio dello Stato, che deve essere democratico, liberale e laico. Questo è un esito inevitabile dell’evoluzione umana: la ragione, il buon senso, l’amore per il sapere alla fine  hanno sempre prevalso nella storia, costringendo la Chiesa a compromessi per mantenere il potere.  Ma quando finirà l’era delle religioni e delle superstizioni, quando inizierà l’Era dell’Intelligenza, anche la Chiesa cattolica dovrà abdicare e rinunziare al potere di condizionamento degli animi e delle menti.

Questo è il futuro inevitabile. Perché allora non anticiparlo? Facciamolo ora, adesso, per la nostra stessa salvezza, in modo che ogni persona senziente e pensante su questo pianeta possa riappropriarsi dei suoi diritti a costruire una società più armoniosa e degna della definizione di civiltà.

Milano, 1 aprile 2014                       avv. Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide

Faide di potere in Vaticano per la successione a Benedetto XVI

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