Lìberati dai veleni della mente. Le emozioni sane e l’insegnamento del Buddha, di Elena Greggia, I libri del Casato ed., 2018

Non è la prima volta che recensisco un libro che parla del complesso fenomeno della mente, il cui campo di indagine non è ancora sgombro da pregiudizi e semplicismi. Questo nuovo libro di Elena Greggia, uscito in data odierna, mi stimola alle seguenti riflessioni.

Quando presentai nel mese di febbraio 2011 il libro di Luigi LonghinIl benessere mentale. Psicoanalisi e filosofia alla ricerca della serenità e della felicità” dissi che l’opera si pone in linea di continuità con il precedente, intitolato “La qualità della mente”, che presentai in una mia serata nell’ottobre 2008.

A distanza di qualche anno ritengo che la psicoanalisi non sia un approccio valido a spiegare i complessi meccanismi della mente umana. E ciò nonostante il professore avesse cercato con tutte le sue forze, condensate in un pregevole e complesso libro, un corretto approccio epistemologico al fenomeno, contrapponendosi, in una visione “mentalistica”, all’impostazione meccanicistica e chimica di gran parte della psichiatria ancora oggi purtroppo operante, che riduce l’individuo e la sua complessa personalità ad un sistema di interazioni neuronali e di reazioni chimiche che si formano nel cervello.

Il libro della Greggia si colloca nel filone naturalistico che vede l’individuo non riducibile ad una mente, perché è qualcosa di più complesso e unico, perfettibile per l’intrinseca buona essenza della natura umana. E vi aggiunge quel quid che solitamente manca nei libri sullo stesso argomento: la spiritualità, quella vera, quella tendenza alla sublimazione verso una dimensione superiore che tutti noi abbiamo, e che ci differenzia così tanto da ogni altra specie vivente su questo pianeta.

Ci si arriva, secondo l’autrice, attraverso l’insegnamento buddista, ma quello autentico, che ci porta a ritrovare, sotto la polvere di ansie, rabbie e comportamenti distruttivi, quella luce adamantina che si manifesta come benessere, saggezza e felicità.

Capita che i cattivi pensieri spesso si incaglino in noi, invece di defluire per lasciare il posto a quelli sani in armonia con il divenire di ogni cosa dell’Universo. E noi pensiamo di essere quei pensieri, quelli che si sono fermati. Ma noi non siamo quei pensieri. “Tu non sei i tuoi pensieri”, diceva Osho.

Ogni malattia, sia fisica che mentale, è solo il risultato finale della non educazione, dell’ignoranza, della non istruzione, della non conoscenza della storia. Candide sostiene da sempre, in una visione di rinnovato Illuminismo, che la vera spiritualità nasce con la cultura, con il sapere, con la sana riflessione.

Questo nuovo incontro con Elena Greggia, sia intellettuale che personale, mi offre l’occasione per ricordare lo spirito, liberale e razionale, del Centro Culturale Candide, che non a caso è così intitolato, in omaggio a Voltaire, per la forza della ragione che lo anima. E proprio la consapevolezza di essere “scaraventati nel mondo” senza sapere perché, come dice Heidegger, distingue l’uomo dagli altri esseri.

Questa consapevolezza può distinguere anche l’uomo attivo, intraprendente, desideroso di conoscere e di sapere, dall’uomo passivo, arrendevole, che si avvita su se stesso, nelle proprie convinzioni, e vive nel passato facendosi sfuggire il presente. Perché, alla fine dei conti, liberarsi dai veleni della mente e trovare la felicità è molto più facile di quanto possa sembrare.

Milano, 11 dicembre 2018                            Giovanni Bonomo – Candide C.C.

LIBERATI

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