LIBERE IDEE IN LIBERO STATO

(Trascrizione dell’introduzione del libro “Lo sguardo lungo. Il principio di separazione Stato e religioni è il sempre verde innestato da Cavour”, di Raffaello Morelli, presso Circolo Culturale Giordano Bruno)

Certamente se pensiamo al vieto cesaropapismo dell’Impero Romano d’Oriente possiamo dire, oggi, che si sono fatti progressi: pressoché tutti gli Stati moderni riconoscono il principio di laicità e di non interferenza della religione con la politica. Da noi, caso particolare perché abbiamo all’interno del nostro Stato la città del Vaticano, vige il Concordato, così come è stato rivisto nel 1984 per riformare materie (matrimonio, sostentamento del clero, scuola) in modo adeguato alla Costituzione, che per fortuna non contiene solo l’art. 7 sui Patti Lateranensi. Ma la visione di Cavour, libera Chiesa in libero Stato, non si è mai pienamente realizzata – questo il messaggio di Raffaello Morelli con il libro Lo Sguardo Lungo – perché nonostante la liberazione dei sudditi romani dallo Stato pontificio (e della stessa Chiesa cattolica dal fardello del potere temporale), ancora non si è bene compreso che la laicità delle istituzioni è una questione decisiva per la convivenza in  uno Stato veramente democratico e moderno.

Si avverte questa incomprensione quando si discute di argomenti come il testamento biologico, la pillola abortiva e gli anticoncezionali, l’insegnamento religioso nelle scuole, le unioni civili d fatto, etc.  Anche in un’era di comunicazione digitale come la nostra, la fede resta cieca, condiziona le coscienze e si pone come un firewall alla conoscenza e al confronto. Resta difficile ragionare e discutere con chi “crede”. Un amico giornalista mi risponde che “nel dubbio meglio credere, tanto non costa nulla, e poi non credere mi fa paura”. E’ la c.d. scommessa di Pascal. Ma qui non è in gioco solamente l’esistenza e l’inesistenza di Dio, ma ciò che consegue a questo dilemma, vale a dire la più pericolosa invenzione dell’uomo per scongiurare la paura della morte: la religione.

Tuttavia l’approccio di Raffaello Morelli è più cauto e strategico, come egli stesso ci tiene a sottolineare, perché non segue le invettive contro la Chiesa cattolica dello scrittore Ennio Montesi, ad esempio, e nemmeno l’anticlericalismo del prof. Massimo Teodori, pur perseguendo lo stesso scopo dei primi, vale a dire l’abolizione dell’anacronistico disposto costituzionale concordatario per dare attuazione al principio di netta separazione tra Stato e religioni previsto, con visione lungimirante, da Cavour. L’Autore adotta il costume laico e separatista del realismo e della ragione, non quello delle esortazioni puramente emotive di chi vuole assaltare e prendere il Vaticano come il popolo francese assaltò e prese la Bastiglia, o appellarsi alla NATO affinché intervenga a liberare l’Italia.

Devo dire che questo approccio al problema è abbastanza convincente, lo trovo del resto più tattico e pragmatico per opporsi a quelle coalizioni in essere di teocon, atei devoti e teodem, come li chiama Morelli, che predicano l’esatto contrario di una prospettiva separatista. Bisognerebbe operare proprio con rigorosa coerenza, tutti insieme, credenti e non credenti, per affrontare i problemi della vita quotidiana, di oggi e del futuro. Nel rinnovato clima politico, stanno manifestandosi imperdibili opportunità di rinnovare il pensiero che sono ancora offuscate dallo strumento concordatario, che si traduce in offerte politiche ancora consociative, affaristiche, confessionali, utopistiche. Ma la spiritualità è una cosa, la politica è un’altra cosa. Solo tenendole separate si può assicurare la libertà di religione insieme alla laicità delle istituzioni, premesse indispensabili di uno Stato liberale e democratico.

Si è riusciti finora a progredire nel conoscere il mondo fisico e a creare istituzioni garantiste dei diritti del cittadino, a organizzare la convivenza civile, facendo a meno dell’ipotesi di Dio, che solo i cattolici chiusi presumono equivalente a escludere Dio.  Sono costoro, i cattolici chiusi – sostiene l’Autore – ad essere i veri avversari del principio separatista, usando il sistema concordatario come una sorta di polizza di assicurazione per il mantenimento della loro funzione intermediaria tra il cittadino e i corpi ecclesiali. E qui Morelli rivela sorprendentemente gli spunti che la stessa Chiesa, lungi dal condizionare tali cattolici chiusi, ha avuto con il  Concilio Vaticano II, che non ha mai fatto parola di concordati, citando frasi significative di proclami sia di Giovanni Paolo II e pure di Benedetto XVI (p. 467-469), e concludendo che i laici fautori della separazione farebbero meglio a dirigere il loro impegno, in favore della laicità, verso i reali avversari politici, sostenitori della fede come legge, non verso le istituzioni religiose. Perché non è escluso – continua l’Autore  –  che di fronte ad una ferma e manifesta volontà separatista, la Chiesa, fatti salvi i propri diritti di confessione religiosa, ne prenda atto e si ritiri per sempre dalla vita politica. Solamente uniti nella logica aperta della laicità, che si fonda sulla diversità, credenti e non credenti possono rendere concreto il principio di separazione Stato-religioni superando il Concordato. Il che implica, sul piano legislativo, un procedimento di revisione costituzionale dell’art. 7. Grazie per l’attenzione e buona lettura.

Milano, 21 maggio 2013,  avv. Giovanni Bonomo

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