Presentazione

Il mondo esiste semplicemente perché esiste: l’idea stessa che il mondo possa non esistere è possibile proprio perché il mondo esiste.

“Non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile, né potresti esprimerlo”
(Parmenide)

*Nel racconto di Voltaire, quando il precettore Pangloss, intento ad istruire il giovane Candide a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, gli diceva che nonostante le continue controversie e disavventure si vive pur sempre “nel migliore dei mondi possibili“, il discepolo lo guardava con disincantata perplessità, perché aveva compreso che l’unico ottimismo possibile è quello della ragione. Una ragione che nasce dal confronto, dal dialogo, dalla condivisione, senza verità rivelate. Così Creatività, Conoscenza e Condivisione sono il secondo significato delle tre C C C del Centro Culturale Candide, nato per guardare alla vita con humour e disincantato ottimismo.

Più che “nel migliore dei mondi possibili” direi che viviamo nell’unico mondo che finora ci è possibile, nello stato attuale della conoscenza scientifica e  tecnologica. La domanda intanto che angustia tutti, croce e delizia dei filosofi e ora degli scienziati seri, è sempre la stessa, atavica come la prima comparsa dell’homo sapiens:  perché il mondo esiste e noi, creature ivi abitanti, esistiamo?

Il mondo esiste semplicemente perché esiste: l’idea stessa che il mondo possa non esistere è possibile proprio perché il mondo esiste. Che il mondo esista e che la sua esistenza non possa essere spiegata da noi creature ivi abitanti, come vorrebbero le religioni e molte teorie filosofiche, è una conquista di pensiero, un sintomo di piena lucidità di ricerca, di purificazione dall’illusione del significato dell’essere.

Candide è anche d’accordo con Giordano Bruno, e moltissimi altri, sul fatto che siamo abitati da qualcosa di eterno: la vita. Essa fluisce in tutti gli esseri e non cede mai alle lusinghe del nulla, che lasciamo pure ai mistici: è la nostra individuale vita, che ha pure una durata limitata ma, finché dura, la sentiamo eterna. Un’eternità perfettamente laica, di cui ci sentiamo a ragione partecipi: panta rei, come diceva Eraclito, tutto scorre, nulla si crea e nulla si distrugge in questo incessante divenire universale. Le più recenti scoperte in fisica quantistica confermano intanto ciò che Spinoza aveva intuito andando oltre Cartesio, vale a dire che la sostanza pensante e la sostanza estesa diventano una sola e medesima sostanza, che è pensata ora sotto questo aspetto, ora sotto quell’altro, con ineluttabile influenza reciproca.

Rendersi conto di ciò significa gettare le basi di una religione laica che superi la decadente, sacrificale e ormai agonizzante cultura bimillenaria cristiana, una religione della vita, intesa come effimera ma scintillante, una religione del corpo e della terra, contro ogni trascendenza, immortalità, deità. Nietzsche, con il suo Così parlò Zarathustra, vertice poetico e religioso del suo pensiero, ne ha già gettato le basi, per amare la vita nonostante gli orrori del mondo.

Giovanni F.F. Bonomo
Centro Culturale Candide

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